TG2 al GSA

(Pubblicato su Mammifero Bipede il 20 novembre 2008)


Se un mattino d’autunno un TG2 manda in onda un servizio di un minuto basato su una tua idea, cominci a domandarti un po’ di cose. La prima è, ovviamente, quanto dell’idea iniziale è riuscito a passare. Cosa si può dire in un minuto? Cosa riesce ad arrivare a chi ascolta?

L’idea di cui stiamo parlando è il G.S.A. “Grande Sentiero Anulare”, denominazione volutamente sopra le righe per un giro ad anello, da effettuarsi in bicicletta, che cuce insieme diversi parchi e piste ciclabili romani, consentendo di passare una giornata quasi interamente immersi nel verde, “circumnavigando” il centro di Roma.

Da un certo punto di vista Daniela, la giornalista che mi ha contattato e che ha curato il servizio, ha fatto un ottimo lavoro di “impacchettamento” del prodotto, condensando le informazioni essenziali ed inserendo in sequenza molte belle immagini. Il tutto anche considerando le difficoltà di gestire la situazione “sul momento”, per lei le riprese, per me innanzitutto la soddisfazione dei partecipanti al giro.

Rimane tuttavia, a cose fatte, la sensazione di qualcosa di troppo veloce per essere realmente afferrato e compreso. Come vedersi sfrecciare davanti un ciclista senza riuscire ad individuare se è qualcuno che conosci, domandarsi da dove viene, e dove stia andando, senza trovare risposte.

C’è, da un lato, il perenne limite di veicolare esperienze reali attraverso un qualsivoglia medium, accettando l’impoverimento e la corruzione che esso stesso impone. Dall’altro l’accettazione del fatto che proprio il medium, il formato imposto, snaturino a tal punto il senso di quello che si vuole raccontare da trasformarlo ipso facto in qualcosa d’altro.

Prendiamo l’andare in bicicletta. Togliamo il contatto fisico con manubrio, sellino e pedali. Togliamo il costante gioco di equilibrio che ci fa contemporaneamente rimanere dritti e viaggiare in avanti. Togliamo l’aria sul volto, gli odori, i suoni. Togliamo l’euforia dello sforzo per conquistare le salite ed il brivido adrenalinico delle discese. Togliamo la dilatazione temporale necessaria per apprezzare tutte le varie sfumature dell’esperienza. Cosa resta? Cosa siamo riusciti a trasmettere in quel minuto di TG? Cos’è arrivato a chi di bici non sa nulla?

Per questo non mi sento di condividere fino in fondo gli entusiasmi dei molti compagni di pedalate che si sono congratulati con me. Certo, un briciolo di attenzione è pur sempre qualcosa. Più del niente a cui siamo per solito abituati. Ma un minuto di TG, alle otto di una domenica mattina, non sposterà di un millimetro la disastrosa situazione che i ciclisti della capitale vivono ogni giorno.

“And what have you got at the end of the day?
What have you got to take away?
A bottle of whisky and a new set of lies
Blinds on the window and a pain behind the eyes”
(Dire Straits – “Private investigations”)

P.s.: per chi avesse voglia di approfondire una riflessione amara e critica sull’informazione televisiva capita “a fagiuoloil post odierno di Leonardo, scritto col suo consueto humor agrodolce al retrogusto di vetriolo.

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